Sono a New York da appena 2 settimane e il mio odio aumenta.
Odio quei parrucconi attempati e quei giovani chierichetti (che qualcuno osa definire giornalisti e politici) che con l'unica prospettiva di compiacere i propri Capi ed ottenere l'ennesima promozione (e con essa macchinona nuova, viaggi gratis e un posto nel meraviglioso mondo del jet set) ci sommergono sistematicamente e giornalmente con un mucchio di spazzatura e inutili stereotipi. Ora, non voglio dire che la situazione non fosse già chiara a diretto contatto con il "mondo" italiano (anzi), ma il confronto diretto con un'altra realtà e la conferma che davvero esiste una società degna di essere definita tale non fa che accentuare la sensazione di amaro quando deglutisco.
Non voglio assolutamente decantare alcuna meraviglia sulla perfezione americana, anzi continuo a pensare che molti aspetti siano molto discutibili se non condannabili (certa politica estera, pena di morte, assistenza sanitaria, armi in libera vendita, altre leggi federali e quant'altro su cui immagino possiamo essere universalmente d'accordo); ma, ripeto, solo dopo due settimane potrei elencare un mare di questioni che confrontate con quanto avviene da noi (italiani) mi fanno rabbrividire. Un esempio.
La politica energetica urbana. Qui tutto (TUTTO) è riciclato. Dalle borse del market alle lattine alle confezioni di medicinali alle riviste (quasi tutte) alle bottiglie d'acqua latte soda e quant'altro possa essere riciclato; su ognuna delle suddette viene riportato in bella vista l'invito a smaltire correttamente cosicchè possa essere riciclato ancora. Non esistono sulle strade bidoni stracolmi e traboccanti di ogni sorta di rifiuto (ogni riferimento è puramente NON casuale) o, almeno, io non ne ho ancora visti. Ciò perchè ognuno raccoglie i rifiuti in maniera corretta e non deve fare altro che depositarla negli spazi appositi che ogni casa/condominio/palazzo/grattacielo possiede e aspettare che venga raccolta. Così come faccio io. E, naturalmente, la raccolta è assolutamente puntuale. Semplice.
Tutto funziona perfettamente, senza dimenticare che l'area urbana di New York conta quasi dieci milioni di abitanti.
A monte c'è l'impegno continuo di stampa e amministratori (che saranno anche attempati ma non ipocriti) per sensibilizzare e rendere di facile comprensione la questione dei rifiuti. Ma non solo.
Dopo una rapida ricerca ho scoperto che la stragrande maggioranza delle scuole newyorkesi, nel primo e secondo livello (a Milano, Napoli o Palermo sarebbero elementari e medie più due anni di superiori) hanno promosso e inserito fortemente l'insegnamento della materia
"ecologia"
sia come materia a sè stante, sia in complementarità con le altre materie. E non unicamente in relazione ad aspetti prevedibilmente considerabili come il riciclaggio e il riscaldamento globale, ma anche su problemi come la negativa e imparziale rappresentazione della questione ambientale sui media.
"Non è solo il verde attorno a noi; è politica, governo e giustizia sociale". A dirlo è Jennifer, studentessa alla Green School di Brooklyn, e ha 14 anni.
Nel nostro piccolo, anche noi diamo molta importanza alla questione ambientale ed all'educazione: risolvendo le cosiddette "emergenze" quando sono allo stadio terminale. Così poi qualcuno può riempire le pagine dei giornali compiacendosi di avere fatto una figata.
Funk-ulo.